Notizie

12 ottobre 2021 LA VERITÀ IN VALIGIA di Francesca Gallo

Stampa

A testimoniare i viaggi e le avventure di un intero popolo è rimasta una letteratura cantata vastissima in cui Francesca Gallo è cresciuta e della quale si è perdutamente innamorata.
In un intreccio apparentemente complesso, alternando con maestria racconto e canto popolare, Francesca collega esperienze di vita, approfonditi studi sull’emigrazione veneta dall’Unità d’Italia a oggi, brani della tradizione popolare, amori e cinismo politico. Sono vite vissute, schiacciate, dimenticate e poi registrate quelle che Francesca ci restituisce.

Il Veneto è sempre stato tra le prime tre regioni per numero di abitanti emigrati nel corso degli anni, dai tempi del Regno ai giorni nostri poco è cambiato: c’è chi emigra in maniera temporanea per andare in Austria, Svizzera, Germania o Ungheria e chi emigra per sempre dirigendosi in Sud America o negli Stati Uniti. Tra il 1876 e il 1903, anno in cui l’emigrazione si è ridotta considerevolmente, più di 360mila persone, tra possidenti e braccianti, sono partite definitivamente, spinte anche da una politica di immigrazione tra i governi.

Nel 2004 Francesca parte con lo scopo di ascoltare e salvare dall’oblio del tempo storie e canzoni di quanti hanno abbandonato definitivamente l’Italia, la stessa Italia che ha sottoscritto protocolli, oggi ancora protetti dal segreto di Stato, allo scopo di inviare manodopera specializzata in cambio di materie prime ora all’America, ora al Belgio, ora al Brasile e a molte altre nazioni in cui la comunità italiana è cresciuta ed è riconosciuta.


In Belgio Francesca visita le baracche dei minatori, quelli del disastro di Marcinelle del 1956, i pozzi a più di un chilometro di profondità, nei quali discende guidata dagli stessi italiani di cui è ospite. Con loro canta, suona e documenta le vicende di famiglie che sono partite con un sogno e sono rimaste bloccate in una società razzista e discriminatoria.
Infine è la volta del Canada, per tutti coloro che sono cresciuti convinti che in patria non sarebbero mai più tornati e che ogni giorno facevano l’alzabandiera cantando solo la terza strofa di Me compare Giacometo, non conoscendo l’Inno di Mameli, appena introdotto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.