Incontro culturale

La metamorfosi della follia: da “divina mania” a “malattia mentale”

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Docente Gianfranca Melisurgo

“Sarebbe stato difficile, in questa sede, delineare per tappe consequenziali a carattere storico la presenza della follia e il mutare della percezione che, nel tempo, la società ha avuto di essa: è parso interessante farlo per momenti nodali, con l’ausilio delle interpretazioni più significative che l’arte e la letteratura hanno dato di questo stato alterato, squilibrato, della creatura umana.”
Con queste parole Gianfranca Melisurgo ha introdotto il 12 dicembre 2024, davanti ai soci e ai simpatizzanti della Università Aperta Auser di Conegliano, la sua presentazione dedicata alla metamofosi della follia. Ha poi continuato: “L’individuo è un sistema complesso che vive in un sistema altrettanto complesso qual è la società:  questa, nelle varie fasi del suo sviluppo culturale e con modalità ad esso rispondenti, ha provato a individuare, interpretare/spiegare, in qualche caso“ curare” la follia, isolando però chi ne era affetto; addirittura eliminandolo, se l’avvertiva come un pericolo (fisico o morale) per la comunità.
Sono da distinguersi più piani interpretativi della follia: degli intellettuali, del popolo, dell’autorità costituita, religiosa o laica che sia. Parlando di metamorfosi della follia da “divina mania” a “malattia mentale”, si vuole sostenere che la sua percezione è stata sempre un prodotto culturale: un’epoca vincolata al divino la riconnette ad esso in modo incontrovertibile, mentre un’epoca che si rapporta alla scienza privilegia risposte opinabili, valide cioè fino a quando la ricerca ne consenta– sperimentalmente – il superamento. Il processo evolutivo non è stato mai lineare, anzi.
Rispetto al nostro tema, in molti casi gli artisti hanno dimostrato di possedere delle antenne speciali, con cui captare, presentire, forse perfino anticipare sviluppi successivi della scienza. Questa avrebbe poi riconosciuto e classificato forme e sintomi dell’alterazione mentale che può travolgere l’uomo, segnando un graduale superamento di pregiudizi deleteri e suggestioni indebite, ma non avrebbe influito in modo ugualmente importante sull’organizzazione degli “ospitali” o manicomi che dir si voglia. È prevalso sempre l’intento di selezione e segregazione, fino a quando, a fronte di un soggetto umano lacerato, privo di un rassicurante io unitario, si sono imposti due elementi essenziali: la psicanalisi prima, la scoperta degli psicofarmaci poi.
L’approdo più importante è, al momento, quello che impone di coniugare psichiatria e neurologia, con l’apporto attivo della psicoterapia, individuale e di gruppo.